Una storia vera

 

 

La vera storia di un’imprenditrice di successo, una donna dal carattere forte, deciso, a volte sfrontato ma tenace come il collante che ha saputo creare, con l’aiuto e il supporto del marito, necessario per attraversare le intense intemperie della vita e indispensabile per non perdere mai di vista l’ago della bussola. L’Autore ha raccolto la storia dalla diretta protagonista che ha segnato un’epoca, imprimendo le sue forti radici nello stesso territorio di sempre, dando lustro al paese di Massarosa e di tutta la Versilia partendo da Chiatri, luogo d’origine della dinastia di Nara Angeli.

 

Preambolo

 

Stavo tranquillamente passeggiando sulla pista ciclabile dietro casa, quella che corre sinuosa sull’argine seguendo il corso del fiume Arno, mentre attraversa silenzioso la zona verdeggiante che da Cascina arriva a Riglione toccando le porte di Pisa. Alla fine della giornata con il sole ancora presente, spesso vado in quei luoghi  dove è piacevole restare da solo in completo silenzio, immerso in una pace da donarmi un grande senso di rilassamento, contemplando qua e là il richiamo delle tortore che in lontananza volteggiano verso l’abitato, mentre le gazze svolazzano buffamente da un albero all’altro sul limitare della golena, per tutta la riva ovest del fiume. Ci passerei delle ore a ricaricarmi e cercare idee utili al mio scrivere magari, imbattendomi in una frase d’impatto, perfetta, che faccia scalpore. Invece, destato dal mio torpore mnemonico, sento vibrare la tasca dei pantaloni: qualcuno al cellulare mi reclama. “Speriamo sia uno che si è sbagliato” penso, sperando di riprendere subito la mia passeggiata. Vedo sul display l’icona di un messaggio da parte di un numero che non conosco pensando “Hai visto? Ho indovinato!”, mentre ripongo il disturbatore nella tasca riprendendo il mio cammino. Ma chissà perché quel momento d’estasi di pochi attimi prima, svanisce, non perché sia stato interrotto dal telefono quanto da una sorta di “pensiero strano” che mi lascia senza pensiero. Faccio altri passi e mi fermo nuovamente: quel pensiero aumenta. Non vorrei, ma prendo nuovamente il cellulare, osservando ancora quel numero cercando di individuarne l’origine. Niente, non arrivo a capo di nulla e titubante se aprire quel messaggio o cancellarlo, quel pensiero mi suggerisce di aprirlo. “Speriamo non sia come l’altra volta, quando un messaggio strano mi ciucciò tutto il credito!”

“Buonasera, mi può chiamare per cortesia? Devo farle una proposta. Franco”.

Resto diversi attimi concentrato su quel nome, arrovellandomi il cervello auspicando di riconoscerlo “Ma chi è sto Franco?”, incuriosendomi peggio di una scimmia sempre di più. “Ok, lo chiamo!”, sperando che non sia un tizio qualunque che abbia tempo da perdere o peggio, che sia uno scherzo.

Mi risponde subito, presentandosi come “il figlio della Nara”, per me, sempre più buio. “Nara, il Ristorante a Massarosa, lo conosce?”, dopo qualche scambio di convenevoli.

“Certo che lo conosco, diamine, è conosciuto!”

Mi spiega la sua idea e della sorella Maddalena, quella cioè di voler scrivere un romanzo “sulla Nara”, spinta in primis da tutti i nipoti approvato poi anche da tutto il resto della famiglia, che come constaterò poi, è unita da uno speciale collante.

“Mah, non lo so, mi dia qualche giorno per rifletterci. Ci risentiamo”.

Rifletto sui soliti noti Chef che spopolano sia su riviste e libri, sia in televisione con i loro format culinari tipo Cucine da incubo di Cannavacciuolo o Masterchef di Cracco, passando per i vari  Barbieri, Borghese e chi più ne ha più ne metta e penso anche che onestamente mi sarebbero venuti anche a noia, “Ancora un altro?”, mi chiedo sgomento. Poi ripenso alla parola “romanzo” e la mente torna serena.

Ci rifletto la notte e il giorno seguente, ricordandomi le volte che anch’io sono stato in quel ristorante, ottimo cibo veramente e se dopo tutte le buriane di crisi che hanno attanagliato il commercio in generale è ancora vivo e vegeto, ci dovrà pur essere un motivo, un segreto di tanta longevità.

“Che storia avrà mai da raccontare questo ristorante?”. Certo, non è famoso come Villa Crespi di Cannavacciuolo, non lo vediamo ogni giorno in televisione su ogni canale ma è famoso in tutta la Versilia, sul pisano e sul massese e persone di Livorno che conosco, sanno di questo ristorante: direi che la fama televisiva è solo questione di tempo.

Dopo due giorni di meditazioni, decido di telefonare e parlare nuovamente con Franco.

 

“Ok, accetto!”


Fantascienza? No, drammatica realtà!

Che Mondo!

 

"Ma in che mondo viviamo!" Furono esattamente queste parole che mi scatenarono la voglia di scrivere questo libro. Dopo aver ascoltato, in un telegiornale nazionale, l'ennesima nefandezza compiuta da parte di approfittatori dell'umanità, ho imbracciato subito carta e penna e ho vergato le prime frasi, come sempre di getto, come venivano. Ma via via che riempivo i fogli, più mi accorgevo che di storie da narrare ce ne sarebbero un'infinità e che forse non basterebbero tutti i fogli del mondo per raccontarle. Decido quindi di limitarmi nel portare all'attenzione quelle che mi sembravano più altisonanti, quelle che hanno sempre avuto un'eco più profondo dove la massa delle persone, hanno sicuramente qualcosa da ridire, da obiettare, da gridare all'unisono la malvagità di tali azioni. Ho cominciato nel documentarmi in maniera capillare, come sempre del resto, e più che mi informavo sui vari temi, più scoprivo la melma in cui mi ero cacciato. Un conto ascoltare e valutare determinati temi, che passano nei vari programmi televisivi; un conto è approfondire su autorevoli testi, leggendo e ragionando con la propria testa in maniera dettagliata, scoprendo molto altro di più di quello che i telegiornali e tutti i media in generale, ti comunicano: con il bene placito della censura. Il risultato è quello che vedete qui a fianco, almeno una parte, nel quale ho narrato undici temi scottanti, sottoforma di racconti brevi, infiltrandoci brevi azioni goliardiche al fine di alleggerire i contenuti di spinosi e reali problemi che offuscano la vita quotidiana in ogni angolo del Mondo.

Le difficoltà degli argomenti erano veramente ostici da mettere in difficoltà chiunque nell'affrontarli con la sola spavalderia letteraria. Ecco che ho dato l'incarico a illustrissimi personaggi molto più inclini di me nel promuovere motivazioni, scovare soluzioni e trovare la quadra a questioni dannatamente spinose. L'incarico è ricaduto su "Eccellenti defunti" come Leonardo da Vinci, Albert Einstein, Napoleone III, Sandro Pertini e, non per ultimo, Ovidio Ruffini, che certamente non è mai stato famoso ma la posizione che ha ricoperto nella sua precedente vita, lo pone uno dei migliori candidati nel saper ascoltare e ragionare con i celeberrimi "colleghi".
Beh, che altro aggiungere se non un augurio di buona lettura!!!


Cresce la bibliografia

Il viaggio di Jonas



L'Amore, quello che ti prende il cuore, che ti fa tremare le gambe e la voce, insomma, l'Amore con la A maiuscola.
Questo accade ai protagonisti del nostro libro: Jonas e Gina, due persone sposate, ognuno con la propria famiglia, che vivono questo amore, forte, intenso e inatteso, ma che  è sempre esistito fra loro fin da ragazzini. solo che non lo sapevano, o meglio, non hanno voluto ammetterlo fino a che, lui, "l'amore cieco" che non guarda in faccia a nessuno, si è presentato.

Una storia viva di emozioni che il lettore percepisce insieme ai protagonisti e come per magia entra in simbiosi con il libro.

Un amore difficile, ma allo stesso tempo sconvolgente; un percorso che i due protagonisti affrontano con grande determinazione, ma rispetto di chi li circonda.

 

Una bella storia da leggere tutta d'un fiato.

 

Non è stato semplice scrivere questa storia, confusa tra numerosi risvolti psicologici, fantasia che non trovava terraferma e un pizzico di realtà, quella comune che possiamo trovare in qualunque posto vogliamo; con infiniti esempi reali. Ma la storia, pur di invenzione letteraria, è stata forgiata anche con il supporto di uno studio approfondito e capillare della psicologia, quella vera, quella che si ascolta dai professori, che si annusa dagli psicologi che seguono i problemi di coppia e che cercano di liberare dalle pastoie della vita quotidiana. L'Amore è sempre una cosa meravigliosa quando succede di innamorarsi ma spesso le problematiche che si trascina dietro, possono essere molteplici e pericolose, come gli amori clandestini: come i nostri protagonisti.


Nuova pubblicazione, nuove storie

 

Io volevo scrivere un altro libro! Se sorreggete tra le vostre mani questo tomo, la colpa quindi è soltanto del mio munifico Editore che quando lesse queste storie, gli uscì spontanea la parola delle parole: Eureka! Ed eccoci qua, ancora una volta insieme, ognuno  nei rispettivi ruoli, consolidando un affiatamento che pare continuare e crescere nel tempo. Si, perché la scelta di un Editore è come la scelta del medico di famiglia o dell’idraulico: una volta, ed è per sempre! Attenzione però, che questo preambolo per me doveroso,  non vi tragga d’inganno o vi dia dei cenni sbagliati sulla reale natura di queste novelle; tutt’altro.

 

I temi trattati sono seri e dei più disparati, storie perse qua e la nel cosmo infinito della vita, problemi giornalieri o grandi drammi della Storia, affrontati con lo stile che mi è più congeniale. Non cerco giri di parole, non ereggo castelli  in aria ma vado diretto al nocciolo della questione, con un tratto lieve e uniforme, quasi invisibile,  in cui chiunque si dedichi nella lettura, non debba riporre il libro nel ripiano più alto, ma lo conservi fedelmente per trarne spunti di riflessione, bevendo piccoli sorsi di vivacità e verità. Certo, verità, come ogni basamento di tutte le storie descritte in cui la parte fondamentale della fantasia, completa il delicato meccanismo con cui sono intersecate. Quello che mi prefiggo di evidenziare, sono i tanti quesiti che ci affliggono ogni giorno, donandoci disegni di vita belli e brutti, drammatici e surreali, divertenti e riflessivi, giocando con le parole credendo che se riuscissimo ad invertire le parole, invertiremmo i loro significati, riscrivendo dei finali a nostro completo piacimento, con la possibilità di eliminare le brutture e i risultati storti e inconcludenti, eliminare le malattie, togliere la ferocia e lasciare soltanto la gioia di vivere liberamente con tutti, vivere sani fino a mille anni e godere di tutto quello che ci fa stare bene. Utopistico, lo so, ma fino a che non ci tasseranno pure i sogni, e questo lo vedo molto reale, niente e nessuno può impedirci di sorvolare almeno una volta, in quel misterioso e magico mondo della fantasia che alberga in ognuno di noi e che ci ostiniamo a relegarlo nel più profondo del nostro animo, per paura che se lo tocchiamo una volta soltanto, ci fulmini una corrente talmente alta da lasciarci secchi tutti quanti contemporaneamente.  

Niente è per sempre, aimhé, l’unico dato certo che conosciamo su cui basare tutto ciò che ci circonda, che ci trascina nell’immenso gorgo nel quale roteiamo per tutta la nostra esistenza terrena ma se riuscissimo a fare un veloce salto attraverso quel gorgo, sono sicuro che troveremmo la nostra lingua di terra paradisiaca, dove uomini di tutt’altra specie, ci accoglierebbero a braccia aperte augurandoci un felice soggiorno zeppo non più di sogni ma di solide realtà, le stesse che rincorriamo da quando siamo nati. La difficoltà, enorme, sta nel fatidico salto all' indietro quando, chissà perché, la nostra famosa vocina ci suggerisce di rientrare poggiando i piedi sulla solida Terra, togliendo l’alimentazione a quel filo conduttore che alimenta la nostra fantasia e ci fa abbandonare la nostra Isola che non c’è.

 

Fabiano Pini

 


Seconda Edizione: nuovi stimoli.

La Seconda edizione...pare un sogno, eppure è realtà. Ne è passata di acqua sotto i ponti, di fogli in bianco riempiti con un sacco di frasi; idee che prendevano forma nel tempo. Dall'inizio della sfida a oggi, tanti i pensieri, le fatiche, le presentazioni, spesso con pochissime persone; ahimè, in Italia non si legge...Ma non mi sono arreso, mai una volta mi sono lasciato sconfortare dalle apparenze. neanche avessi dovuto combattere una guerra, anche se in fondo, una specie di guerra lo è davvero: l'indifferenza. Forse la fortuna mi ha veramente toccato stavolta o forse qualche gnometto dispettoso, mosso a compassione, a lanciato un po' della sua polvere magica sopra la storia capitanata dal mitico Fabio.  Non so chi sia il vero responsabile di questa bella novità, ma mi fa strano ed enormemente piacere al tempo stesso. In una verità disarmante di non lettori, riuscire a superare questa piccola soglia numerica, quasi non ci si crede; ma è successo.. 
La retorica dei ringraziamenti, credo sia legittima e doverosa, verso tutti coloro che si sono cimentati nella lettura di quello che all'apparenza, è un bel malloppazzo di pagine. Mi dicono che scorre veloce: ci credo, guida l'Autieri!!!


Io c'ero!

Non era un bel giorno per quel tipo di attività. In fondo, non esiste un giorno particolarmente indicato, tutti i giorni sono buoni. Con la pioggia o con il sole, che spiri il vento o che il cielo sia coperto di stelle, l’importante è che ci sia la serenità e la tranquillità giusta, per svolgere al meglio il proprio dovere. Dovendo scegliere, una giornata radiosa con il cielo terzo, è senza dubbio la migliore ma non è detto poi che sotto una pioggia incessante, non ci siano i suoi lati positivi: almeno le persone antipatiche se ne sarebbero rimaste tutte a casa. Macché, invece, ce ne sono in abbondanza, anzi, forse sono più gli antipatici dei simpatici.
Non voglio disturbare tutte quelle persone che parlottano tra di loro. Dimostrano conoscenza comune, lo si capisce dal modo in cui si salutano. Strette di mano, abbracci, baci sulle guance, sembrano una grande famiglia. Dato che oggi non ho molto da fare, me ne sto fermo immobile nella mia postazione e in silenzio, mi metto a osservarli tutti, uno per uno.
Entrano ed escono da quella abitazione, come da un formicaio brulicante, con la stessa tonalità di colore dei loro abiti, proprio come alacri  formichine. Quelli che arrivano, ossequiano una sorta di piantone, un guardaporte o una sorta di buttafuori che controlla che i nuovi arrivati, abbiano il biglietto di ingresso. Quelli che escono dalle porte laterali rifugiandosi in giardino, tengono ben stretti tra le mani, calici riempiti di dolce nettare. Ah, bene, c’è una festa! Che bello, mi sono sempre piaciute le feste. Amici che arrivano, voci festanti, allegria, la musica. Già, ecco cos’era quel dolce suono che mi accarezzava le orecchie ma che non percepivo bene. Forse, la distanza che mi separa da loro, mi impedisce di ascoltare decentemente. Una musica che, adesso riconosco, inebria l’aria tutt’intorno la casa, lasciando un velo di amenità più consona alla situazione. In fondo, c’è una festa!
Molti di loro li conosco, li avrò visti centinaia di volte, anche se raramente  così ben vestiti e composti. Tranne nelle grandi occasioni come i matrimoni, i battesimi e cerimonie varie. Molti altri non li riconosco o almeno credo, visto che salutano con enfasi i volti noti. Tento di avvicinarmi per cercare di capire le loro parole, il loro conversare. Che stanno dicendosi di così interessante, sembra che tutti siano avvinti e partecipi. Provo a fare qualche passo ma non riesco, come se quella folla di persone mi impedisse il cammino. Decido di restare dove sono, tanto, se tendo l’orecchio, riesco a sentire anche da qui. Toh, Giovanni, accompagnato dalla sua nuova compagna, una stangona più giovane di lui e anche molto più furba, visto il suo patrimonio. Da un bel po’ non lo vedevo, da quando partì per lavorare all’estero, in Australia dicevano i bene informati. E almeno in apparenza, la mora al suo fianco, non sembra di queste parti. Chissà come si chiama, quanti anni ha, magari più tardi glielo chiedo. Federica, sorseggiando dal suo calice, parlotta con una coppia che non vedo, sono di schiena, ma le loro voci mi ricordano quelle di alcuni amici d’infanzia. Ma certo, Andrea e Carlotta! Birbanti che erano, sempre a combinare marachelle e sempre a far preoccupare le loro madri. Non stavano mai fermi, sempre in mezzo ai pericoli. Pure loro si sono sposati, ma dai, non lo sapevo! Grandi, dopo li passo a salutare, appena finisco di guardare e commentare tutti i presenti. Mi piace essere al corrente degli affari degli altri, in fondo, è un modo come un altro per fare conversazione. Come potremmo non parlare degli altri, nel bene e nel male, conoscere qualche fatto intimo di una coppia, sapere del lavoro di un amico, le traversie giornaliere di una collega. Tutte quelle cose che, spettegolando, ti danno un bagaglio culturale da bar ma che riempiono le pagine di decine di rotocalchi, salvaguardando il sano gossip.
Trovo ancora complicato muovermi. Non capisco se sono seduto o disteso  o, addirittura, in piedi ma come inchiodato da qualcosa che mi trattiene impedendomi ogni mossa. Addirittura, mi sento come se mancasse aria, eppure, non ho mai neanche sofferto di claustrofobia. Do la colpa a questa folla, sempre più numerosa e quasi assordante anche se tutti parlano sommessamente. Sono veramente curioso di sapere l’argomento a cui tutti, sembrano interessati.
“Ma, scusate, ma quella è mia figlia! Anche lei alla festa? Strano, non sapevo che conoscesse l’Organizzatore. Appena riesco a raggiungerla, mi darà spiegazioni!” La situazione non cambia, è in stallo. Provo a comunicare ma non riesco. Tento di avvicinarmi ma si allontanano sempre di più. Che strana questa festa. Non faccio in tempo a capire chi sono i commensali, che subito svaniscono, o li vedo piangere, o si allontanano da me, come se li disturbasse la mia presenza. Mi piacerebbe capire come mai. Se si allontanano, sarà perché non si accorgono che sto andando loro incontro. Se piangono, spero non sia accaduto niente di grave, o almeno che non sia colpa mia, mi dispiacerebbe non poco. Se fosse la mia presenza a recargli disturbo, bé, sarebbe seccante ma difficile da impedire. Come potrei cambiare le loro considerazioni se neanche parlano con me. Devo indagare, spingermi oltre, osare come non ho mai fatto prima.
“Ma, un momento, quella è mia madre! Che ci fa lei? Chi l’ha invitata?” Forse c’è qualcosa che non va. Ma cosa?! Mi zittisco, inizio a guardare meglio. Noto altre facce conosciute nonostante siano passati molti anni dall’ultima volta che li ho visti. I volti sono sempre quelli ma i corpi sono cambiati. Più grassi, più brutti o magari imbelliti. Chi ha le rughe da ottantenni, chi dimostra dieci anni di meno. Mazze, bastoni, ogni tipo di sostegno penzolanti da molte mani tremanti e vizzose. Molte le braccia a sostegno, di giovani donne e gagliardi uomini. “ Vieni nonno, accomodati qua!” sento da un apparente sedicienne nel pieno dell’esplosione dell’acne.
“Nonno?” Se non sbaglio quello è Roberto, il mio caro amico di scuola, quello che passava a chiamarmi sottocasa ogni sera d’estate per andare in centro in cerca di ragazze. “Ma perché lo chiama nonno? Non è molto che ci siamo visti, se non sbaglio tre o quattro mesi fa!” Forse sarebbe meglio dire trenta o quaranta anni fa, forse addirittura in una vita precedente. I periodi della giovinezza scorrono leggeri e soavi ma maledettamente veloci. Sono raggiunti quasi subito dalla zona della maturità familiare in cui stabilisci una solidità caratteriale, ma sono immediatamente raggiunti dal periodo più intermedio che esista, la preanzianità, dove tutto è concesso, tutto ti concedi. In molti casi è un periodo felice e prolifico supportato da uno stato fisico ancora stabile ma dalle reazioni leggermente rallentate. Preludio del periodo ancora peggiore in cui la mente, le voglie e, talune volte, il coraggio di osare sarebbero ancora presenti ma il fisico, ahimé, non sta al passo con il tempo. Ti accorgi quindi di essere, forse, prossimo al capolinea solo quando ci arrivi anche se, di fatto, non te ne accorgi. Non esiste una scuola che ti insegna come devi fare, che ti prepari mentalmente e fisicamente, come un atleta si prepara a una gara importante. Sai che la dovrai affrontare e quando ti presenti ai nastri di partenza, preparato o no, devi farla quella gara, senza indugi. La immagini, a volte la pensi, la percepisci, non ne vuoi parlare  per scaramanzia e così facendo, pensi di respingere il suo giusto tempo. Ma il tempo corre inesorabile, senza ascoltare le pretese di chicchessia.
“Giulio, il mio vicino di casa con sua moglie Arianna, pure loro! Una persona schiva e riservata come lui che se ne và a una festa ? E’ proprio vero, non c’è più religione.” E’ bello vedere tanta gente a una festa, significa che l’Organizzatore a lavorato bene, è seguìto. Devo parlare con qualcuno però, non posso rimanere da solo a guardare, altrimenti mi privo di tutto il divertimento che questo ritrovo sta offrendo a tutti questi amici. Li chiamo ma non mi sentono, sono ancora troppo lontano. Cerco di raggiungerli, di avvicinarmi ma non ci riesco. C’è ancora troppa folla, lascerò che si diradi un po’. Rischio però di veder partire alcuni che non vedevo da tempo, senza poterli salutare. Va bé, ci proverò più tardi, sperando di avere più fortuna, nel frattempo continuo a gironzolare tra loro, tanto, pare che nessuno si accorga di me. Che strano, mi sembra di volteggiare intorno a tutta questa gente, senza fatica apparente come in una sorta di volteggio incorporeo che mi permette di avvicinarmi a ognuno, sfiorarli, tendere loro le mani e non urtare nessuno né essere scorto da qualcuno. Eppure gli rifilo generose pacche sulla schiena, almeno agli amici maschi. Un po’ come era mia solito fare quando ci incontravamo. Con alcuni, è veramente passato del tempo e così facendo, speravo si ricordassero di me. Invece niente, probabilmente ho perso la forza di un tempo.
Ho deciso, da domani dieta e palestra!
Il via vai che ancora si sussegue, quasi mi imbarazza lasciandomi senza parole. Chi diamine può essere un Organizzatore talmente bravo da far giungere tanta gente a questa festa. E senza che io sia stato ufficialmente invitato! Immagino che abbiano ricevuto un invito scritto, ci sia stato almeno un passaparola, qualche straccio di comunicazione telefonica o, come usa adesso, tramite i social network tanto usati.  Certo, c’è di che arrabbiarsi. A tutti quelli che conosco dovrà pur essere arrivato qualcosa, altrimenti non sarebbero qui. E a me? Niente? Nemmeno un piccione viaggiatore stanco e affamato a portarmi un misero bigliettino legato a una zampina con un bel fiocchetto azzurro! Perché, mi chiedo. Immagino già le chiacchiere domani. Negli uffici si parlerà della mega festa fatta in onore di chissà chi, spettegoleranno di quella che non vedevano da un secolo e di come è ingrassata, sparleranno di quello che ha mollato la seconda moglie per accoppiarsi con una donna molto più giovane di lui e figuriamoci quante altre scimmiottate nei giorni a seguire. Tutti insomma, potranno dire io c’ero  alla festa più grande dell’anno. Tutti, tranne me.  
Nonostante tutto, continuo però il mio vagare alla ricerca di un volto amico che si degni di parlarmi, che mi dica almeno un semplice
“Ciao Andrea, come stai?”
Ma, allora mi vedono! Giubilo! Finalmente che sollievo, adesso posso partecipare anch’io alla festa. Però, a una prima occhiata, non riconosco la persona che mi saluta. Guardo con sufficienza e perplessità, la figura di quest’uomo. Socchiudo gli occhi come a mettere a fuoco la mia vista un po’ compromessa e chiedermi chi è mai questo qua. Non mi pare di conoscerlo o almeno, non lo riconosco.
“Ciao…scusa se non ti riconosco ma tra tutta questa folla, mi sei passato inosservato. Dammi un aiuto, come ti chiami?” Tento un approccio confidenziale e spavaldo, come mio solito, sperando di coglierlo impreparato più di me. Dal vestito e dall’aria bonaria, direi che non ho mai conosciuto questo tizio che pare conoscermi. “Per caso ci siamo conosciuti al tempo delle scuole superiori, vero?” Ancora la mia spavalderia. Abbozza un sorriso sornione dietro a quegli occhi azzurro cielo come mai avevo mai visto.  Quell’espressione così distesa e placida che sembra abbia il potere rassicurante di metterti a tuo agio solo guardandoti. Infatti, provo una sensazione di benessere, di sollievo immediato come essere uscito dal dentista dopo una notte insonne dal mal di denti e grazie alle sue cure miracolose, tutto il dolore svanisca in un attimo.
“No caro Andrea, ci siamo appena conosciuti ma è come se ci conoscessimo da una vita.” In effetti, quella strana sensazione di conoscenza, l’ho percepita al solo udire il suono della sua melodiosa voce anche se, in effetti, era la prima volta che la sentivo. Che strano, di solito sono sempre stato un buon fisionomista ricordandomi sempre un volto anche a distanza di tempo, associandolo correttamente al suo legittimo nome. Ma non a questo qua!
“Non lambiccarti il cervello, mio giovane nuovo amico, non mi hai mai visto prima anche se il mio nome, lo conosci da sempre!”
O perbacco, questo è un vero mistero. Conosco il nome di colui che mi sta parlando, senza conoscerlo. Prima una mega festa in onore di chissà chi senza essere invitato, poi un tizio che conosce me e il mio nome ma che io non conosco ma so il suo nome. Il mistero si infittisce, devo saperne di più!
Mi guarda, sorride e senza proferir parola, capisco quello che vuole dirmi. Il senso della sua visione, adesso mi è chiaro. Non devo più indagare mentre una luce accecante, mi fa chiudere e aprire vorticosamente gli occhi.
 Mi sveglio, tutto agitato in una mattina piena di sole. Mi accorgo di essere tremante e madido di sudore, quasi sicuramente a causa del gran caldo ma anche dal sogno agitato appena concluso. In parte lo ricordo confuso, strano, pareva quasi vero. Mi alzo, non senza difficoltà muovendo passi incerti verso la stanza da bagno. Sono colto però, da una strana sensazione che mi dirotta in direzione della finestra, invasa da una luce abbagliante. Attratto come da una potente calamita e sorreggendomi allo schienale della poltrona, termino il breve viaggio davanti la finestra. Dall’alto della mia camera al primo piano, domino gran parte della strada sottostante  dove, al di la di essa, spicca per il suo gran giardino, l’abitazione di Roberto, il mio caro amico. Quello sognato nella notte appena trascorsa. Quello che aveva come supporto, le braccia del nipote. Strano, proprio lui. Vedo uno bislacco andirivieni di poche persone. Li conosco, sono i parenti a lui più cari. I due figli con le rispettive mogli, seguiti dalla prole. Riconosco il nipote che lo sorreggeva nel sogno, quello pieno di acne. Ma che fa, piange? Come mai? Da quel gesto, partono abbracci e strinte calorose del padre mentre lentamente varcono la soglia d’ingresso, seguiti dagli altri.
A quella vista, mi invadde un senso di abbandono improvviso come ritrovarmi di colpo al centro di quel sogno. Torno a sudare, nel mentre estraggo dalla tasca del pigiama, un fazzoletto di carta che uso per tergermi la fronte. Abbasso gli occhi, mi cambia l’umore, in peggio. Mi volto indirizzando lo sguardo al volto della mia adorata moglie, là, in quella foto sul comodino che la ritrae bella e radiosa come lo è stata nella sua esistenza. Penso di essere stato  veramente fortunato a condividere i miei ottanta e passa anni, in sua compagnia. E sorrido.
Sorrido, ai bei momenti trascorsi con la nostra adorata figlia, meravigliosa creatura come non avrei potuto chiedere di meglio. Sorrido, alle giornate piene di lavoro e di vita, a volte distanti seguendo i rispettivi ruoli ma sempre in contatto, ritrovandosi alla sera, sempre sotto lo stesso tetto.
Sorrido, ai giorni di gioia scivolati velocemente sulla nostra pelle ma che porteremo sempre nei nostri cuori, ovunque andremo. La mia adorata moglie, non è più con me da qualche tempo ormai. Non irradia più la casa con la sua presenza ma colma ogni mio momento, con le sue parole e con la sua voce che ricordo perfettamente. Vivo al fianco della mia meravigliosa figlia che mi ha regalato due splendidi nipoti, due peste di prim’ordine ma soavi e fragranti come il buon pane appena sforno.
So, che presto raggiungerò la mia dolce compagna, là, dove adesso si trova mentre starà conversando con molti dei nostri amici, e forse, starà accogliendo proprio il buon Roberto, giunto appena stamani. Saranno tutti insieme, come al tempo delle grandi compagnie, alla festa preparata in onore di Roberto, dove l’Organizzatore che ho incontrato stanotte in sogno, mi ha detto di prepararmi, che presto, ci sarà una festa anche in mio onore. Dove finalmente sarò notato, dove gli altri parleranno e rideranno con me, dove anch’io farò la mia parte e potro dire, finalmente, che alla mega festa dell’anno,
                                                        “Io c’ero!”


Poliziotti!

 

Mi sento fottutamente incazzato! Non è possibile che capitino tutte a me!

Dopo una giornata di lavoro massacrante, torno a casa stravaccandomi sfinito sul divano. Decido di buttarmi sotto la doccia sperando di trovare sollievo. Terminata la toiletta, dopo nemmeno un quarto d’ora, sento in lontananza il sibilo delle sirene che si avvicinano. Frenate sgommanti molto vicine, destano curiosità e preoccupazione. Mi avvicino alla finestra della mia camera al terzo piano e noto tre volanti della polizia sotto casa. “Che sarà mai successo?” torno a vestirmi quando a un certo punto, suonano alla porta. Mi avvicino al portone, guardo dallo spioncino e mi chiedo: “E questi, cosa cazzo vogliono?” non so decidermi se aprire o lasciarli fuori nella speranza che facciano loro la prima mossa. Nel frattempo penso a che cosa posso aver combinato, ma niente, non riesco a pensare. Suonano una seconda volta, ancora più a lungo intimandomi di aprire. Prima di farmi sfondare la porta, apro. Entrano dentro casa senza nessuna autorizzazione o mandato e senza qualificarsi; forse le divise sono il loro lasciapassare.  Uno di loro mi intima di stare fermo mentre i loro colleghi, iniziano a buttare tutto per aria. Letto, armadi, frugano nel bagno e in cucina; aprono pure la lavatrice e i cassetti della dispensa. Nella mente iniziano a scorrermi velocissimamente mille pensieri: “Cosa può averli portati qui?” Niente, ancora non riesco a darmi spiegazioni. Provo a chiederlo all’Agente che staziona davanti a me più volte, ma tace, nessuna risposta! Continuano a violentare il mio appartamento aprendo e chiudendo ogni cassetto ogni porta. Montano sulle sedie e ridiscendono ripetutamente come se dovessero scacciare le mosche o rovistare sui lampadari. Non ce la faccio più e sbotto “Basta! Si può sapere che diavolo volete da me?” urlo, fregandomene della guardia. Nessuna reazione da parte loro, anzi, mi intimano di rimanere seduto in un angolo e aspettare. Rassegnato, lascio loro campo libero e mestamente mi siedo, contemplando le loro gesta. A un certo punto, dopo una buona mezz’ora, tutti sudati e assetati, quello che sembra essere il capo pattuglia, si ferma tirando il fiato chiedendomi candidamente: "Vuoi dirmi dove cazzo è?” Più sbigottito che mai, continuo a non capire implorando ancora che cosa stessero cercando. Nel frattempo, arriva una chiamata e il graduato risponde. Dopo aver parlato, riattacca nervosamente e rivolgendosi agli altri:

"Basta, fermi! Andiamo via. Il pokemon che stiamo cercando è nella casa accanto!!!"  


Gentile Cliente...made in?

Gentili clienti, vi ringraziamo per l’acquisto effettuato, congratulandoci  con voi per la scelta del nostro tostapane “Burnbox”, autentico gioiello dell’elettronica giapponese, made in Osaka e diffuso in tutto il mondo dalla “Sophisticaded Ingeenering Inc.”di Nassau. Come avrete già constatato, il nostro apparecchio per funzionare, deve essere montato. Un’impresa semplicissima, se seguirete passo passo le nostre semplici istruzioni. Per prima cosa dovrete aprire la confezione e togliere i vari congegni che compongono il tostapane, dai loro imbustamenti  in cellophane extra strong hard, brevettato dalla “Tuttplastic Ltd.” di Seul, Corea. Tali accorgimenti sono resi indispensabili dalla necessità di preservare l’apparecchio dall’umidità durante il trasporto via mare e dal freddo per il trasporto via aereo. Tolte le varie componenti dal cellophane, noterete che l’apparecchio è composto di centonovantacinque pezzi, perfettamente incastrabili tra loro e saldabili mediante l’apposito tubetto di supercolla allegato “Superappic Int” di fabbricazione cinese. Prendete il corpo principale dell’oggetto, contrassegnato dalla sigla “HATU426 Abrabham” (dove Abrabham è la versione inglese, data dal nome del figlio dell’ideatore del brevetto) e imprigionatelo con  un morsetto “Ganasciòt.” Se non possedete il morsetto “Ganasciòt”, potete ordinarlo via mail al seguente indirizzo:  Fumjpòo@client.giap direttamente alla nostra affiliata coreana Fumjpòo Adm. Inc., al modico prezzo di € 27,00 più spese di spedizione, tasse escluse; lo riceverete entro il semestre. Rinserrato l’oggetto nel morsetto, dovrete procedere in modalità push-bhèn, servendosi di uno small-driver della sesta misura. Fate leva sul perno contrassegnato dalla sigla “TBC31 Harlina” (Harlina è la sorella minore di Abrabham) fino a ottenere la corretta divaricazione dei materiali semi obliqui con un’apertura di 55,5 gradi circa. In quell’apertura, inserite la rotellina BAA: la riconoscerete subito, è la più grande di tutte le rotelline presenti nell’involucro.
A questo punto, detergetevi il sudore e rilassatevi, concedetevi una bella birra fresca. Se non avete la birra in frigo, potrete ordinarla alla “Multiliquòr Associated Ltd” di Montbellow, Florida, nostra consociata, alla seguente mail: Berpertutt@prest.erut al prezzo di € 22,00 il cartone con 16 lattine più spese di spedizione, tasse escluse. Riceverete la merce nel giro di due mesi, nell’apposito contenitore termico.
Con l’inserimento della rotellina BAA, avete sistemato l’hardware del nostro oggetto. Adesso si tratta di porre in funzione le parti mobili. Con una mano prendete uno small-drive del numero 5, con un’altra mano afferrate l’elemento mobile BOO16  ( senza nome a causa della moglie del nostro inventore ancora alla trentasettesima settimana: non ha ancora partorito) e con la terza mano, esercitate una leggera pressione sul corpo centrale fino a sentire un “click” di conferma inserimento. Se non possedete tre mani, fatevi aiutare da vostra moglie o da vostro marito; se ancora non siete sposati, rivolgetevi  alla “Lovehome Heart ” di Stoccolma, nostra consociata al numero 00632-765123 e chiedete di Josephine oppure inviare mail a: Lovehome@kiss.nor, vi manderanno entro l’anno un coniuge. Ricordate di specificare nella richiesta, la statura, il peso desiderato, la nazionalità e le caratteristiche principali. Prezzo € 27.000,00 spese di trasporto e tasse escluse. Dopo le nozze, potete tranquillamente inserire l’elemento mobile BOO16,  procedendo  in overcontrol, incastrando le parti rotanti e i segmenti rigidi, nelle opportune sedi preformate. Ogni oggetto è diversificato dagli altri da una opportuna sigla seguita dalla necessaria descrizione. Tale descrizione è scritta in giapponese e speriamo che conosciate la lingua. Se non la conoscete, la nostra consociata “Full Immersion Inc.” di Parigi, sarà lieta di inviarvi un corso accelerato, con cd dimostrativo e tutor personale. Inviate gentile richiesta al seguente indirizzo mail: Tuttlenguage@pertut.fr  all’incredibile prezzo scontato di € 1.420,00 tasse e spedizione escluse. A questo punto, infilate le parti rotanti, potrete considerarvi a metà dell’opera. Dovrete adesso  includere le rifiniture e, come tocco finale, agganciare il tutto all’apposito manico in similavorio, oggetto di straordinaria quanto raffinata bellezza che impreziosirà il vostro tostapane e vi renderà fiero, quando lo mostrerete agli amici, di possederlo. Qualora preferiste un manico in similtek non dovrete fare altro che saltare sul primo aereo e precipitarvi a Osaka, Makaioka Street  51, dove sorge la sede centrale della nostra società. Saremo lieti di cambiarvi l’oggetto, senza nessun aggravio di spesa. Se  capitate il giovedì e lo trovate in buona, il Signor Fujimori in persona sarà lieto di sostituirvi il pezzo desiderato e offrirvi, quale prova della proverbiale ospitalità giapponese,  una cena con tanto di geishe, serpenti in salmì, lucertole all’amatriciana e coda di gatto dell’isola di Man, piatto tipico locale.
Infine, per inserire le rifiniture dovrete procedere in over-underdrive, sollecitando la funzione steamer e incentivando il canale aggiuntivo contrassegnato con la sigla FUK. E’ un’operazione talmente semplice che anche un bambino giapponese potrebbe compierla senza alcuna fatica. Se non disponete di un bambino giapponese, potete liberamente rivolgervi alla più vicina ambasciata: ditegli che vi manda la Fujimori, ve ne procureranno uno. Il vostro tostapane è a questo punto, in grado di funzionare. Il manico, non sarebbe tecnicamente indispensabile, ma vi consigliamo di agganciarlo; in caso contrario dovrete stringere il tostapane con i denti per permettervi di utilizzare con le mani, la manovella dell’apertura. A questo punto, se avete seguito come ben specificato tutte le nostre istruzioni, l’apparecchio “Burnbox”, gioiello della più sofisticata e modernissima tecnica orientale, dovrebbe essere pronto. Se per caso, invece di un tostapane vi trovaste di fronte un televisore da 24 pollici, schermo piatto, antenna incorporata e decoder compatibile con il vostro paese, significa due cose: la prima, che non avete seguito attentamente le istruzioni: vi consigliamo di rileggere con più attenzione. La seconda, che ci dovete inviare bonifico a differenza per un totale di 1.244,00 entro e non oltre cinque giorni. Per ogni contestazione fa fede il Foro di Tokio. Non pretendevate di avere un televisore a colori, gioiello della più raffinata tecnica elettronica giapponese, per soli € 17,00?
Ancora complimenti per il vostro acquisto.

 

Il Direttore Commerciale
Dott. Sehcicre-Diunpo Stafresc
Servizio clienti della Fujimori Ltd- Tokio 



Vita

Il processo della sua crescita somiglia un po' a quello delle perle, più grande e profonda è la ferita, più forte è la corazza che si sviluppa intorno. Con il passare del tempo però, come un vestito portato troppo a lungo, nei punti di maggiore uso comincia a logorarsi, fa vedere la trama, d’un tratto per un movimento troppo brusco si strappa. In principio non ti accorgi di niente, sei convinto che la corazza ti avvolga ancora interamente, finché un giorno, all'improvviso, davanti a una stupida cosa, senza sapere perché ti ritrovi a piangere come un bambino.
Quando la strada alle tue spalle è più lunga di quella che hai davanti, vedi ciò che non avevi mai visto prima: la via che hai percorso non era dritta ma piena di bivi. A ognuno di essi c'era una freccia che indicava una direzione diversa: da una dipartiva una strada sterrata, da un’altra una via asfaltata, un’altra ancora si perdeva nei boschi. Alcune di queste, l'hai imboccate senza pensarci due volte, qualcun'altra non l'avevi neanche osservata. Quelle che hai trascurato non sai dove ti avrebbero portato, se in luoghi migliori o in spazi peggiori. Tremendi gli assili che ti avvolgono la mente ma ugualmente provi rimpianto. Potevi fare una cosa e non l'hai fatta, sei tornato indietro invece di andare avanti come fosse il gioco dell'oca ma il traguardo ancora, non l’hai varcato.
Lungo i bivi della tua strada, incontri altre vite, spesso sono quelle che hai tralasciato. Conoscerle o ignorarle, viverle o non viverle a fondo o lasciarle finire, dipende soltanto dalla scelta che fai in un breve sospiro. Tu non lo sai ma tra proseguire dritto o il continuo deviare, spesso si gioca la tua esistenza e quella di chi ti sta vicino.
I ricordi tristi sonnecchiano per tempo indefinito in una delle innumerevoli caverne della memoria, anche per anni, decenni, forse per tutta una vita. Poi un bel giorno, sospinti da sconosciuta magia, ritornano a galla, prepotenti, ingombranti. Il dolore che li aveva accompagnati è di nuovo presente, intenso e pungente come lo era in quei giorni di tanti anni fa.
Trovare rimedi o scappatoie, spesso è tardi. Trovare la forza di guardare dentro se stessi è dura come spostare macigni e affibbiare la colpa a qualcuno o qualcosa è la cosa più facile al mondo. Ci vuole molto coraggio per accettare che la responsabilità, appartiene a noi stessi.
Quello di credere che la vita sia immutabile, è uno dei peggiori errori che ancora facciamo, che una volta preso un binario  lo si debba percorrere fino in fondo pena una sorta di squalifica dalla vita stessa. Per fortuna il destino, ha molta più fantasia di noi.
Proprio quando credi di trovarti in una situazione senza via di scampo, quando raggiungi il picco di massima disperazione, con la velocità di una raffica di vento, tutto cambia, si stravolge e in un piccolo batter di ciglia, ti ri
trovi a vivere una nuova vita, un nuovo amore.



E' difficile educare!

Educare i figli è come tenere in mano una saponetta bagnata: se la strizzi troppo, schizza via, se la strizzi poco, non la tieni in mano.
Educare, è come costruire un capolavoro d'equilibrio, come ad andare in bicicletta: hanno bisogno di essere sorretti, e al tempo stesso, di essere liberi.
Come la lavanda diventa fieno se le togli il profumo, così l'educazione diventa allevamento, se le togli i Valori. 


Primo tempo!

"Nel mezzo del cammin di nostra vita...." recitava così, molto tempo fà, una filastrocca lungimirante e parecchio azzeccata. Non ricordo quasi più, quando il  gioco fantastico della mia vita è cominciato ma sicuramente è iniziato sotto un sole splendente di una bellissima giornata, avvolto da un aria immensamente ricca di valori e belle cose. Chi avrebbe scommesso un soldo bucato, su tutto quello che è avvenuto... io no! Un giorno lontano una giovane donna, all'epoca lo era, sensitiva, mi predisse parecchie cose che, col senno di poi, si sono manifestate in tutta la loro verità, qualunque sia stata. Mi sembrava troppo bello e inverosimile, ma così è stato. 
Non importa se sono stati belli o brutti, se sono rimasti ricordi indelebili o cancellati dalla polvere del tempo, quello che conta è averli vissuti. Ma la fortuna da sola non basta, così come la ricchezza. Giunto al famoso "giro di boa", devo riconoscere che sono stato molto fortunato e immensamente ricco.  Fortunato, per la salute sulla quale non si scherza mai e che, a parte gli acciacchetti ossei, per ora tiene.. Fortunato, di aver avuto genitori all'altezza della situazione, Maestri di vita eccellenti. Molto Fortunato, come aver fatto "13", di passare ogni giorno e ogni notte in compagnia di una moglie e una figlia meravigliose. Sinceramente, non trovo neanche le giuste parole per esprimermi; forse, un semplice GRAZIE, racchiude tutti quei complimenti che meritano.
Ricco, immensamente ricco è il mio cuore. Inevitabile è il pensiero alla migliore fonte di ricchezza che un uomo possieda: l'Amicizia! E' vero che ti accorgi di quanto vale una persona e di quanto ti sia cara, soltanto quando ti manca. Proprio per questo, da sempre, ho voluto, cercato e spesso ottenuto, di vivere ogni amicizia nel pieno della definizione. Il merito di questa mia ricchezza però, va a tutti quei ragazzi e ragazze che mi hanno donato la loro presenza, facendomi partecipe di alcuni scorci della loro esistenza. Da quei brevi sorsi, ho riempito il mio cuore oltremisura, sentendomi leggero e vuoto, pronto a ricevere ancora tanta ricchezza. 
Che dire ancora...che il primo tempo ce lo siamo giocato? Direi di si, ma adesso c'è il ritorno, il fatidico "secondo tempo" e se tanto mi da tanto, ce lo giocheremo alla grande!!!


Il paradosso della nostra epoca

Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole., più comodità ma meno tempo.
Più esperti ma più problemi, più medicine ma meno salute.
E' un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina ma niente in magazzino.

Parliamo troppo e ascoltiamo sempre meno, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.


Quel lotrone del mio amico

Erano anni che raccomandavo caldamente a Luca, di smettere di mangiare così tanto, o almeno, di limitarsi nel trangugiare quantità doppie di cibo. Non era grasso, nemmeno cicciottello ma a furia di infilarsi nello stomaco qualsiasi cosa potesse servire a placare la sua incontenibile voglia di cibo, lo avrebbe portato un giorno o l’altro, ne ero sicuro, allo scoppio dello stomaco con il conseguente sparpagliamento di interiora per tutta la casa. Oppure, a trasformarsi in una splendida mongolfiera e salire alto nel cielo. Suo padre Piersabato, era un semplice operaio con un modesto salario, appena sufficiente alle bisogne familiari. Amaranta, sua madre, con le sue mani d’oro di sarta provetta, contribuiva in qualche modo all’andamento economico anche se parlare di uno stipendio vero e proprio, era eufemistico: sostituire cerniere ai pantaloni e rammendare toppe, anche se in tempi moderni il lavoro stesse aumentando, gli incassi non erano quelli sperati. Quel gran lavativo di Luca, il mio migliore amico, non aveva la ben che minima nozione di come si potesse gestire una famiglia, tantomeno era mai andato in un qualunque supermercato, dove poteva rendersi conto di  quanti soldi occorressero ai loro poveri genitori per sfamarlo.

 Un metro e novanta, ottantasei chili e un quarantasette di piede, non erano le misure adatte per rifugiarsi nella famosa frase “meglio fagli un vestito che invitallo a cena” e vista la straordinaria velocità con cui apriva le fauci, non si poteva neanche minimamente  farlo accomodare a un tavolo imbandito, senza considerare che avrebbe dato fondo anche alla cambusa più fornita di un piccolo transatlantico. Le modeste misure di un pantagruelico figlio, lasciavano poca immaginazione a due poveri disperati genitori, occupatissimi nella continua affannosa ricerca di mercanzie e prelibatezze culinarie necessarie.
Cristofora, la nonna materna, una donnona dalle forme spaventose, era fatta della stessa pasta del nipote, buoni nell’anima ma schietti e diretti…forse troppo. Affamata come l’unico erede della famiglia Stropponi, era costretta, per fortuna, a limitarsi nell’ingurgitare quello che avrebbe voluto, a causa di molteplici acciacchi senili, compreso un provvidenziale diabete. “Bimbo, meglio mangià che èsse mangiati!” ripeteva in continuazione al nipote il quale, per esaudire le attenzioni della nonna, coglieva sempre al volo la raccomandazione prendendo la via del frigo o della dispensa, come se dovesse andare a fare l’ultima azione della sua vita. “Vedrai, crescendo e trovando una donna, penserà a quarc’osàrtro ar posto der mangià!” Piersabato ne era convinto talmente tanto, che arrivato sulla sedicina d’anni, si era dato d’affare parlando con vari amici, di scovare una fanciulla che potesse fare al caso suo: bella, alta e soprattutto “di bocca bòna!” da servire al figlio su un piatto d’argento. Amaranta invece, era convinta che con l’attività fisica del figlio, un qualunque sport che gli insegnasse anche un po’ di disciplina, la avrebbe aiutata almeno a sfornellare solo nelle ore canoniche dei pranzi e delle

cene. Un allenatore che inculcasse un regime alimentare al futuro atleta, sarebbe stato come una man santa per il loro annoso problema. Ma ne l’una né l’altra soluzione, sortirono l’effetto desiderato tanto che passati i sedici, i diciassette e anche i diciotto anni, arrivarono pure i diciannove senza riuscire a placare l’incontenibile bramosia di cibo del buon Luca. Oltretutto, nessuna delle tre madamigelle che gironzolavano nei dintorni di quel marcantonio, si rivelarono soluzioni interessanti.  
Si tuffarono a pesce quindi, sull’idea che la famigerata “cartolina rosa” potesse essere la tanto sospirata panacea del loro male, almeno per un anno, tanto sarebbe passato prima di rivederlo tornare a casa. La partenza per il servizio militare, mise per qualche giorno Luca nella frustrazione, non tanto per i problemi legati alla vita militare in se per se, ai vari “Sissignore” e “Nossignore” che avrebbe dovuto sopportare ma come ovvio, alla questione rancio. Sapeva da amici già passati dalla naja, che i pasti giornalieri delle caserme, non sarebbero stati sufficienti a sfamare un cardellino, figuriamoci un orso continuamente affamato!  Fatto sta, che l’adattamento alla vita fatta di mimetiche, anfibi e graduati, risultò meno difficoltosa del previsto dal momento che, neanche a farlo apposta, fu inquadrato nel reparto non operativo, quei soldati addetti alle mansioni di servizio tra lo spaccio e le cucine degli ufficiali. Tutte le fortune capitano al mio amico Luca che con quella proverbiale faccia da innocente cronico, riuscì anche in quella occasione a non doversi preoccupare più di tanto al proprio sostentamento alimentare.  “Pancia mia fatti capanna!” sentenziarono le sue papille gustative quando, il primo giorno di corvee, fu messo dal caporale di giornata a disposizione dei cuochi trasportando tutto il necessario, direttamente dalla dispensa alla cucina. “Sai che c’è?” mi disse, durante una delle rare occasioni che aveva di telefonare dalla caserma, “mi mancano le pastasciuttine di mì madre, quelle piene di sugo da strabordà dar piatto!
Ma come, non sei di servizio in cucina?” gli dissi meravigliato.
See, te lo raccomando ir cuoco, cià sempre la testa fra le nuvole, un’ha mìa voglia di ‘ucinà!” sentenziò il famelico, come se sfamare giornalmente pasti per oltre duemila persone, fosse cosa semplice.
Tu, hai la testa vuota come le nuvole, o piena di stelle cadenti!
Bah, sarà, ma a me tormenta il fatto che ho sempre fame e un posso mangià!” Neanche l’aver trovato finalmente il posto giusto al momento giusto, riusciva a saziare quello stomaco talmente dilatato da poterci entrare un carroarmato compreso di cingoli e torretta.
Porca miseria, tu non puoi mangiare?
Non quanto vorrei
Allora mangia quanto ti pare, strozzati!” che diamine, lavorava in una cucina industriale, dove non mancavano di certo tonnellate di cibo.
Non posso, ingrasso troppo!” Non  si era mai preoccupato della linea, madre natura lo aveva messo al riparo dal problema, installandogli nel corpo, il famoso “bào tenio” che tutto distrugge. Sentire il mio amico che si poneva il problema della linea, era ridicolo come sentire un prete raccontare barzellette. 

 “Fammi capire: non mangi perché ingrassi, se mangi ti viene la febbre, hai sempre fame e vorresti mangiare, quindi che fai?” Era un punto cruciale, da sempre, nella completa indecisione apparente se togliersi l’appetito trangugiando qualsiasi cosa di commestibile gli capitasse a tiro, o lasciarsi prendere dal rimorso e girarsi dall’altra parte. Nel dubbio…
Vado in pizzeria!!” appunto! Il rancio era veramente “pòo e gnifito” come diceva sempre, compensando egregiamente durante le libere uscite, mentre gli altri commilitoni uscivano per la città incontrando e baccagliando le donne, lui si infilava quando in un locale quando in un altro, inforcava i piedi sotto al tavolo e dava libero sfogo alla sua meravigliosa natura di onnivoro impenitente.
Ciao Luca, vieni stasera al cinema?” Un mese dopo il suo rientro a casa terminato il servizio di leva, mi presentai al telefono con l’intento di uscire con il mio amico come ai bei tempi.
Non posso Sandro, ho la febbre!” Per la miseria, dissi, con tutte quelle vitamine naturali che si sparava ogni giorno in corpo, era un miracolo al contrario, il fatto che si fosse ammalato! Eppure, la sera prima, lo lasciai in buona salute, o almeno credevo. Non detti peso a quella faccina bianca e smunta che leggevo sul suo viso nel mentre mi alzavo da tavola, dopo una cena a casa sua. Aveva mangiato veramente tanto, forse troppo, anche per i suoi alti standard di inforchettatore, ma, come diceva lui, nell’ultimo anno aveva mangiato poco e voleva rifarsi del tempo perso.
Lo sapevo, hai mangiato troppi dolci ieri sera!” infierii bastardamente, sentendo una vocina nella cornetta del telefono che non distinguevo, se era un rumore metallico di sottofondo o lo stomaco di Luca che urlava dal dolore.
Sai che c’è? Tua madre ha ragione, brutto lotro!!!” continuando a rigirare il coltello nella piaga, infierendo sullo stato dolorante di quel grandissimo frantumatore di cibo, detto “idròvora”, da tutti gli amici.
Mettitici anche te, vai!” sconfortato e chiudendo la telefonata, abbandono il mio amico ai suoi effluvi stomacheschi, sperando che prima o poi, si decida a lasciare il cibo e ad abbracciare un’arte più digeribile.
Almeno per il portafoglio dei suoi poveri genitori!


L'isola che non c'è

Arrivare nel suo angolo sperduto di mondo, non è stata cosa facile.

Il viaggio estenuante e a tratti turbolento, lo ha provato nel fisico

debilitato dalla lunga malattia. Appena un giorno è trascorso da quando,

sceso dall’aereo, ha ricominciato a respirare l’aria calda e salubre della sua

 isola. Tornare nella piccola abitazione acquistata qualche anno prima , lo ha

 fatto stare meglio, di colpo, come bere una sorsata di elisir di lunga vita.

Familiari, amici e colleghi, lo avevano quasi implorato di staccarsi dalla

spasmodica voglia, sempre crescente, di rifarsi una vita e una nuova casa in

un'altra città, in un'altra regione, meglio in un altro stato. Ma, come

sempre, senza ascoltare nessuna fonte autorevole, nessun consiglio, si

convince definitivamente nel fare quel pazzo investimento. Se ne

sta lì, in piedi, fermo immobile sulla veranda della sua piccola

abitazione, ammirando lo splendido panorama che lui definisce come una

delle meraviglie del mondo. Fin da piccolo ha subìto gli effetti di un’asma

particolarmente violenta , privandolo quasi di ogni rapporto sociale con i

 suoi coetanei. Fare qualsiasi tipo di sport era impossibile, partecipare ai

giochi infantili con i compagni dove una semplice corsa a nascondino lo

 avrebbe portato direttamente in ospedale, era praticamente impossibile,

 deleteria, relegandolo ad attività sedentarie, come il pianoforte. La

 passione gli era nata ascoltando quotidianamente la vicina di casa di allora,

 una bella signora quarantenne, che nei momenti di pausa dai lavori

 domestici, assiduamente accarezzava quei tasti bicolore con soave

 maestria, librando nell’aria fragranti note di eccellente musica. Nel suo

 nuovo angolo di paradiso, al centro della grande e unica stanza che funge

 da cucina e sala, oltre alla camera da letto e un piccolo bagno, molte ore

al giorno si siede davanti a quel pianoforte che la sua vicina gli regalato

quando a seguìto il marito nella sua nuova occupazione di marinaio

marittimo. Le note sono le stesse e la musica soave come quella della bella

signora, adesso svolazzano  nell’aria isolana accarezzando lieve i sensi dei

vicini. Fa vita sociale, si intrattiene con donne e uomini

indifferentemente, perfetti sconosciuti con i quali, nei locali serali, parla

del più e del meno con una spavalderia che ha dell’ incredibile

A poco a poco l’asma pare cessare senza un’ apparente

soluzione medica conosciuta ma come se una strega benigna gli avesse

 regalato una pozione magica alla quale giornalmente sottrae avide sorsate

di piacere.  Sulla sua isola, corre lungo la spiaggia, al mattino e alla sera,  

spesso in compagnia di alcune ragazze conosciute in uno dei locali serali.

Corre talmente libero da non sentire la fatica nonostante madre natura gli

abbia fatto conoscere il mondo molte primavere fa. Non pensa mai alla sua

vita precedente, non si sofferma a immaginare come sarebbe adesso se

fosse ancora nella sua vecchia casa di periferia, piena di smog e cose inutili,

nel suo triste paesello dove le sere d’estate non circolano neanche le

zanzare da quanto non esiste nessuna attrazione sociale. Ogni giorno è un

momento da vivere con tutta la passione e il coraggio che, finalmente,

riesce a trovare nella sua ritrovata voglia di vivere. In quest’isola fantastica,

non si preoccupa di fare brutte figure o di sbagliare una frase quando

chiede un’informazione. Semplicemente parla e canta. Nelle fresche sere

quando la sua dimora è piena di amici e gente sconosciuta, la sua

voce melodiosa esce dalle pareti della sala e accompagnate da

fragranti suoni, riesce ad arrivare lontano, sospinto da quel vento di novità

che aspettava da tempo memorabile.  A volte pensa che la sua musica

possa arrivare perfino alle orecchie dei suoi vecchi amici, seduti nell’unico

locale del suo vecchio paesello, attraversando il mondo con il semplice

soffio di quel caldo vento. Se lo vedessero adesso i suoi familiari,

stenterebbero nel riconoscerlo,  nel credere che quel ragazzo timido e

asmatico, possa comportarsi nella nuova veste di uomo libero. Perfino i

colleghi sosterrebbero la tesi dell’incredulità, ma lui, ora, è felice, sereno

come non mai, pieno di cose da fare, ogni giorno sempre di più come un

fiume in piena che raccoglie di tutto sul suo cammino. Raccoglie ogni

proposta che i nuovi amici gli offrono quotidianamente e non pensa se è

giusto o sbagliato, utile o inutile; le  fa e basta, semplicemente perché ha

voglia di farle. E sorride. Sorride, con un ghigno beffardo, pieno di amarezza

e di rimpianti, chiudendosi in una smorfia di dolore  seduto su quella

poltrona, la stessa che usa tutti i giorni. Ritorna quel senso di oppressione
che lo assale ogni volta al cospetto di chiunque gli chieda anche una

semplice indicazione stradale e lo infila in quel  tunnel di panico talmente

denso, da poterlo  tagliare con un coltello, dal quale ne usciva quasi sempre

a fatica andando a rifugiarsi nelle accoglienti mura domestiche. 

 Ormai le primavere trascorse sono aumentate e si fanno sentire con tutto il

suo gravoso peso sopra un fisico provato dalla lunga malattia. Oggi non si

muove quasi più, non esce quasi mai se non per andare e tornare dal

lavoro, anch’esso prossimo alla fine. Il rifugio nel quale si ostina a

difendersi, lo ha reso schiavo dei suoi stessi  pensieri, delle sue stesse

mosse, dei suoi stessi sogni. Le ragazze gioviali e accondiscendenti della sua

isola, si sono vanificate nel tempo nebuloso delle sue incertezze e la

spavalderia che lo rendeva libero, lo inchioda a quella poltrona logora nella

sua casa del paesello di periferia, dove smog e inutilità, hanno il sopravvento sugli uomini.   


Lentamente muore

Sembra scritta da me, o da uno di voi. Da una qualunque persona, uomo o donna normale, che vive la quotidianità come una mera abitudine, senza rendersi conto che la sua abitudine lo imbruttisce ogni giorno di più. 
La poesia seguente, è di Martha Medeiros e non di Pablo Neruda come  erroneamente attribuita, ma più che una poesia, è la trascrizione della vita reale dove chiunque, può specchiarsi e constatare che difficilmente possiamo affermare il contrario. E' un po' come dire "fare le stesse identiche cose e stupidamente aspettarsi risultati diversi".   

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,

chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,

chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.


Nuove Presentazioni...

Scrivere è sempre una grande emozione. Riuscire a mettere su di un classico pezzo di carta delle storie vere o inventate credendo e sperando che possano piacere a qualcuno, è ambizione di ogni scrittore, giovane o vecchio, in erba o navigato. Avere la certezza che il suo libro sia acquistato, letto e magari anche piaciuto, è un po' più difficile saperlo, certezza che un Autore non avrà mai fino in fondo, difficile sapere dove sta la verità; il numero delle copie vendute, è un dato oggettivo certo, anche monetario ma ciò non vuol dire che il suo libro verrà letto fino in fondo, capito, apprezzato e magari letto nuovamente. Però lo Scrittore, mette tutto se stesso nella stesura del suo romanzo, mette tutta l'enfasi narrativa che ha e che va a scovare nei meandri più reconditi della propria testa. Impiega ore, giorni, settimane, mesi addirittura anni per vergare con il proprio sudore, tutte quelle pagine, oggi computerizzate, non tanto con l'idea di pubblicare ma con il desiderio di esprimersi, di divertirsi.....di godere. Godere delle proprie frasi, delle proprie battute, della trama che riesce a tirar fuori, di quel capitolo che riesce a strappargli, mentre lo scrive, un "Uaao..." Eppoi ci sono le presentazioni, benedette o famigerate situazioni in cui l'Autore deve assolutamente essere presente, partecipare, parlare. Raccontare che cosa ha scritto, perché lo ha scritto, in quanto tempo. E ci deve mettere pure una certa enfasi, coerenza e decisione pena l'addormentamento collettivo, suo e del pubblico che con curiosità e generosità si presta ad ascoltarlo. E spesso l'Autore, è preda facile del panico! Non sa che dire, incespica nelle parole, balbetta, si incarta insomma, finendo per raccontare che sua nonna aveva un gatto a due code che poco c'azzecca con la trama del suo Thriller!

Be, cercando di non farmela nei pantaloni e non raccontare del gatto, anche se c'ho una tartaruga, ho scelto personalmente una strada un po' fuori dall'immaginario delle classiche presentazioni: ho catturato alcuni amici per interpretare alcuni personaggi del mio libro, li ho vestiti come descritto nel mio libro, li ho scaraventati su un "palcoscenico" e li ho SPINTANEAMENTE invitati a recitare nelle presentazioni dell'ultima mia opera. Forse aiutato dalla trama stessa che si presta quasi naturalmente a questo servizio ma, sicuramente, fortemente spinto dalla mia convinzione di fare qualcosa di diverso, uscire un po' fuori dall'ordinario. 

L'importante comunque, è divertirsi, e fino a prova contraria........ ci stiamo divertendo!!!


Nuove sfide!

Anno nuovo, concorsi nuovi!

Con l'inizio del nuovo anno, si riaprono le iscrizioni per la partecipazione ai concorsi letterari. Importanti, più importanti, meno importanti ma comunque, tanti e importanti. Essere presente alle varie kermesse che si svolgeranno un po' ovunque lungo il nostro meraviglioso geografico stivale, permette di conoscere tantissime persone e di accrescere notevolmente il proprio bagaglio.
Dunque, affiliamo le penne, stiriamo i papiri, riempiamo l'inchiostro e partiamo....in bocca al lupo!!! 


Ancora uno...

"Anno nuovo, vita nuova!!!"

Almeno così recita il famoso slogan che all'inizio di ogni anno, ci apprestiamo a divulgare nel titanico tentativo di crederci. Tanti ci provano, molti si ostinano, pochi lo fanno, ancora meno ci riescono. I propositi sono sempre pronti, la voglia di cambiare sempre in pole position ma la realtà, bastarda come sempre e puntuale come le tasse, ci scaraventa immediatamente in faccia, tutta la sua forza, lasciandoti senza fiato come l'aver ricevuto un tremendo uppercut scaraventandoti al tappeto.

La realtà, appunto, non sempre si coniuga alla perfezione con la fantasia, con le aspettative di vita, con i sogni. 

Ma almeno per il momento, i sogni, sono gratis, ancora non tassati; non spargiamo troppo la notizia però.....qualcuno può prendere provvedimenti!!!

Ancora tanti cari auguri, per un anno veramente migliore, per un anno pieno di cambiamenti reali, pieno di buone cose, di soddisfazioni. Che il 2016 porti a tutti voi, i meritati riconoscimenti e che possiate realizzare anche un solo dei vostri sogni. 

Che la forza non Vi abbandoni mai, che non Vi sentiate mai stanchi di combattere, di non avere mai paura di affrontare la realtà, pur brutta che sia. Credere sempre in quello che si fa e farlo sempre, è la strada più impegnativa e difficoltosa ma l'unica che paga. 
Buon Anno!!!


 

 

 

 

Il problema non è diventare grandi, ma dimenticare di essere stati bambini.


E' il tempo dei sogni, dei ricordi, delle frasi silenziose lasciate nella profondità del cuore. 

Negli immensi spazi dell'anima, il silenzio è assordante come mille tuoni, fiumi tumultuosi che squarciano l'anima nell'infinita ricerca della pace. Ascoltare il silenzio è come scalare la montagna più alta, raggiungere la vetta affrontando l'insidie, osare l'impossibile. 

Il silenzio di un amico che non sa come chiedere aiuto, del cielo dopo la tempesta, degli innamorati nella paura che scompaia l'amore, del silenzio della sera quando tutto si ferma.

E' seducente il silenzio se lo ascolti col cuore, con la mente sgombra dalle nebbie dell'anima, se ti lasci condurre da quel magico volo in cui tutto è concesso, tutto è normale, tutto è più bello.

Poi, c'è un silenzio, che chiede soltanto di essere ascoltato.


"Video killed the Radio star"....così recitava una famosissima canzone degli anni 70, quando nasceva e imperava la Disco Music e l'avvento forte e deciso delle emittenti televisive private, cominciavano ad ammorbare le pareti domestiche di ogni casa. La paura che il piccolo schermo, da lì a poco, potesse uccidere tutte le Radio del mondo rubando tutte le strade dell'etere radiofonico, era una sensazione veramente palpabile e preoccupante, paragonata, nel tempo, alla stessa paura provata ai tempi del "Millennium bug" allo scoccare dell'anno 2000!!! 
Fortunatamente così non è stato....come avrei potuto ringraziare, oggi, Elisa Bani, brillante voce di Punto Radio Cascina!!! Ebbene si, cari amici, sto ringraziando pubblicamente per la bellissima intervista che abbia mai sparato nel mondo radiofonico: Grazie Elisa!!  Bravissima nel condurre "a braccio", preparata nell'individuare le migliori domande, fantastica nel metterti a tuo agio con una disinvoltura unica. Non credo che sia riuscita a leggere per intero il pappone del mio libro di 500eppassa pagine, ma hai centrato al meglio i punti salienti. Basta così, rischio di gongolare troppo per il divertimento che ho provato. Ma spero, raccogliendo il suo cortese invito, di varcare ancora la porta della sala con su scritto "on air" di Punto Radio. 
Un'ultima cosa: è doveroso un grande ringraziamento al grande boss, Giacomo Morabito....dovremmo inventarcelo se non ci fosse!!!
A presto...


Erano belli i Natali di un tempo...

Natale....ancora una volta, ancora le feste. Ancora una volta l'affannosa rincorsa all'acquisto dell'ultimo minuto di tanti e inutili oggetti che, in moltissimi casi, andranno ad aumentare lo scaffale delle cose inutili...ma costose. Ma guai se non ci fosse il Natale, guai se non ci fossero i regali, guai a non spendere. Come faremmo senza il cenone, senza il pandoro o il panettone, senza le musiche natalizie girate alla radio o negli stereo, ipod, MP3 o in qualunque altra diavoleria musicale. Come faremmo senza i ritrovi familiari intorno al desco imbastito di mille leccornie, che non fai in tempo a finire il pranzo, che subito ricominci con la cena. 
Erano belli i Natali di un tempo, il mio cuore giosce al ricordo.

Non potremmo stare senza addobbi e festoni attorcigliati con mille ragnatele di fili luccicanti, che risplendono nel buio della notte, nel silenzio dei giardini e nei salotti festanti. 
E' vero, per alcuni, non potrà essere così, i problemi ci sono, inutile negarli o far finta che non esistano ma la fantastica ruota che ogni giorno si mette in moto, non possiamo fermarla né rallentarla. Possiamo e dobbiamo alzarci e girare con lei, sperare con lei, lottare con lei. 
I sogni li abbiamo, le speranze le abbiamo, la lista dei desideri, quelli irrealizzabili e quelli fattibili, l'abbiamo fatta e da li dobbiamo partire. Guai arrendersi, guai mollare, nessuno dovrebbe farlo, nessuno dovrebbe cedere di fronte al dolore, anche se il dolore sembra prendere il sopravvento. 
Erano belli i Natali di un tempo, il mio cuore gioisce al ricordo.
Ma vedendo quelli moderni, sporcati di un rosso diverso dal solito, il mio cuore grida abominio, terrore, vendetta! 

E' un mondo malato, quello che sta girandoci intorno. Noi poveri piccoli soli, sembra non riusciamo  più a rischiarare la nostra piccola porzione di quel mondo che vorremmo.
 Il mondo pare impazzito e sembra che impazzirà ancora di più. E’ snervante ascoltare e leggere solo di cose drammatiche, negative e nefaste ma sembra che la moda moderna sia questa.
Erano belli i Natali di un tempo, il mio cuore gioisce al ricordo.
Cambiare lo dicono in tanti, nessuno lo fa, forse impossibile cambiare, come un gioco talmente grande e degenerato, più grande del mondo stesso. Sarebbe una catastrofe smisurata cambiare le carte in tavola, così come andare avanti in questa maniera, sarà una catastrofe ancora più immensa, come l’aver oltrepassato il punto di non ritorno, essersene accorti e non aver fatto niente per tornare indietro. O per cambiare. Come se la colpa fosse sempre di qualcun altro. Come se non fosse mai nostra.
Erano belli i Natali di un tempo, il mio cuore gioisce al ricordo.


Dicono di noi...



La recensione del giorno: "Una corsa per la vita" di Fabiano Pini


UNA CORSA PER LA VITA
di Fabiano Pini
Edizioni Il Molo, 2015, pag.508
Genere: narrativa italiana

Fabiano Pini è al suo secondo romanzo, a pochi anni dall’esordio e dopo il felice diversivo della pubblicazione di Natalino. Lo troviamo oggi alle prese con una scrittura impegnata e matura, la storia di un pilota di rally, Fabio Autieri, che vede la sua felice e appagante vita di campione automobilistico sconvolta per la morte del suo navigatore e amico fraterno Andrea. Il dolore per questa perdita e il senso di colpa riempiono i successivi undici anni di vita e sarà questo viaggio obbligato e gli incubi che lo perseguitano a favorire la sua lenta ma positiva ripresa. Tornerà a gareggiare e a vincere, non prima però di aver imparato ad affidarsi all’amore di Laura e superato l’esame difficile per riprendere la licenza di conduttore. Un’opera sulle complessità della vita e sulla fiducia in se stessi, sulla perseveranza necessaria a superare gli ostacoli, quando ciò che blocca non è la sfortuna o il fato, ma il timore di non farcela e la responsabilità di dover investire tanto di sé nella ricerca della felicità e del successo. Per questo motivo, il brindisi del Commissario, uno strano personaggio che accompagnerà il nostro eroe nella sua rinascita, non è dedicato solo al pilota e al successo ritrovato, ma ad ogni uomo che, nonostante il dolore, riesce a sollevarsi e a vincere di nuovo.


La recensione del giorno: "Pratiamente tutti gnudi sur purma!!!" di Fabiano Pini

PRATIAMENTE TUTTI GNUDI SUR PURMA!!!
AMICIZIE E STORIE DI UN PISANO D.O.C.G.
di Fabiano Pini, 2012, pag.145
Genere: narrativa italiana

C’è qualcosa di assolutamente mai letto, almeno da chi scrive questa recensione, in un libro, cioè un elenco così dettagliato di amici e amiche a cui quest’opera è dedicata, a partire da quelli della scuola elementare fino all’età adulta, fatto che denota oltre all’assoluta devozione  verso l'amicizia da parte dell’autore, una notevole memoria affettiva. C’è invece qualcosa che manca, ed è un meaculpa, cioè la difficoltà di leggerlo con l’accento pisano che meriterebbe, che lo renderebbe più vicino al lettore. Un libro delicato, che si legge con piacere e che ci fa rimpiangere le amicizie perse, quelle in cui avremmo potuto investire di più, quelle che per pigrizia o per i troppi impegni abbiamo lasciato andare. L’Amicizia, con l’iniziale maiuscola come narra l’autore, è la protagonista principale e descrive la “voglia di restare uniti al fine di spalleggiarsi per affrontare i disagi e i pericoli”. Una sorta di autobiografia per l’esordio di questo scrittore, che ci stupisce con la sua garbata ironia e con i racconti di una giovinezza spensierata e piena di buoni sentimenti e infine il saluto periodico a gli Amici, attraverso la sua personale “scatolina”, a cui non si può rinunciare anche se si è raggiunta l’età della maturità e delle responsabilità familiari.

giovedì 19 novembre 2015

La recensione del giorno: "Le fantastiche avventure di Natalino" di Fabiano Pini


LE FANTASTICHE AVVENTURE DI NATALINO

NATALINO E LA MUSICA

NATALINO AL CARNEVALE

NATALINO E LA RACCOLTA DIFFERENZIATA

LA VACANZE AL MARE DI NATALINO

di Fabiano Pini
Edizioni Il Molo, 2014, pag.30
Genere: lettura e gioco per bambini


Abbiamo avuto il piacere di visionare e curiosare i primi 5 volumetti dei 12 previsti dalla Collana Stella Marina e ne siamo entusiasti. Natalino è un personaggio per bambini con l'aspetto di un libro, già questo aiuta i piccoli lettori ad avvicinarsi alla lettura. Si tratta di volumetti carini e leggeri, utili da portare a scuola, in vacanza, dai nonni, ovunque un bambino dai 5 ai 7 anni abbia bisogno di trascorrere del tempo, colorando, leggendo o svolgendo giochini divertenti come i cruciverba, gli indovinelli o gli anagrammi. Ciò che colpisce subito di questi volumetti è l'assenza di colore, tutte le pagine sono in bianco e nero, ad esclusione della copertina. L'autore lascia libero il bambino di colorare non solo le pagine deputate a questa attività ma anche tutte le altre, in modo da rendere il libro assolutamente personalizzabile. I caratteri sono grandi e facilitano la lettura dei più piccoli. Questa collana ha un ruolo ludico ma anche educativo, evidente soprattutto nel 4° volume "Natalino e la raccolta differenziata" che insegna ai bambini, in maniera coinvolgente, il corretto smaltimento dei rifiuti.
Utilissimi per tenere lontani i bambini da televisione e videogiochi.

La televisione....oggetto straordinario e pericoloso. Quando sei in trasmissione, non hai ben chiaro che cosa succede nel magico schermo. Si, ci sono i monitor di servizio ma tra la concitazione del momento, l'euforia di esserci e l'attenzione da prestare per non rispondere minchiate alle domande che ti pongono, non ti rendi conto delle immagini che stanno scorrendo. Rivedere poi il video, osservare che un famoso Anchorman come Massimo Marini, tiene in mano una tua creatura è veramente fantastico e difficile da spiegare.
Ma non è finita qui.
Nei prossimi giorni e settimane seguiranno altre uscite televisive e radiofoniche, il tutto per promuovere e far conoscere "Una corsa per la vita"......cosa non si fa per il proprio "figlio!!!" 


Nei bambini sono ricorrenti i sogni, visioni fantastiche di eroi che salvano il mondo o che vengono emulati per compiere le stesse identiche gesta. Oggi, ho realizzato uno dei moltissimi sogni fatti, non da bambino ma da grandicello, con una variante: Vittorio Caneva e Miki Biasion, non un eroe ma ben due contemporaneamente!!! Due persone veramente squisite che sanno metterti a tuo agio con la stessa identica facilità, con cui brandiscono il volante dei loro mostri da duecentoeppassa cavalli. Un doveroso e legittimo grazie, va anche all'amico Luca Ragghianti per la calorosa ospitalità nella sua nuova Conad in quel di Massarosa. E naturalmente, anche al semprepresente, e amico Editor,  Gian Luca Muglia. Questa è stata la prima uscita ufficiale ma molto presto sarà seguita da molte altre. Grazie infine, a tutti i visitatori, lettori che si sono fermati e intrattenuti dimostrando interesse e  giusta curiosità per la mia nuova fatica. Grazie a tutti, alla prossima!!!


SI PARTE!!!
Mercoledì 11 novembre 2015, questa la data di partenza della tournée che mi porterà in giro, inizialmente nella città natale, Pisa e d'intorni, in varie location molto significative. La scaletta è ancora in lavorazione e varia ogni giorno ma sicuramente ci saranno pure la  radio e la televisione. Per adesso non posso dire di più, ma nei prossimi giorni si fisseranno le date. A presto...!!!



Finalmente è arrivato!!! 
Quanto sudore e fatica è costato. Quante nottate trascorse a rivedere tagliare e correggere ogni capitolo di questa mia ultima fatica. Innumerevoli le ricerche effettuate, documentandomi sullo sport che ben conosco, da ex quale sono. Prove su prove per poter imperniare al meglio, un romanzo giallo all'interno del mondo dei rally. Non è stato semplice coniugare la realtà con la fantasia: non riuscivo a farle andare d'accordo. Trovare i punti di contatto tra i due mondi combaciandoli in modo che la storia risultasse verosimile, è stato un bell'impegno. Ma spero di esserci riuscito. 
La sentenza, come sempre, spetta a voi, a tutti coloro che avranno l'ardire di cimentarsi nella lettura di una storia diversa dalle solite, originale, spregiudicata, fuori dagli schemi ma che racchiude tutto quello che la vita reale può offrire. 
Vi piacciono i romanzi, i gialli appena imbevuti di thriller? Vi piace sentirvi scorrere l'adrenalina prodotta dalla velocità di un'auto da corsa? Le storie d'amore fanno al caso vostro? La forza della disperazione e lo spirito di sopravvivenza che vengono fuori nel momento del bisogno vi stimolano a rialzarvi?
Bene, avete senz'altro le caratteristiche giuste per questo libro....Buona lettura!!!


Perché si scrive un libro e perché ho deciso di scriverne uno anche io? Bella domanda...forse per colmare dei vuoti o forse per esprimersi in maniera diversa dal quotidiano. Raccontare, spiegare, urlare come non è possibile farlo a parole rischiando di essere tacciato per pazzo, si finisce per affidare i nostri pensieri a una penna che li imprime su di un foglio il quale resterà nel tempo, a disposizione di chiunque abbia l'ardire di leggere quelle frasi d'amore o quei ruggiti disperati. Ho scritto il mio primo libro per raccontare uno dei sentimenti più forti che abbia mai provato. Molte volte l'ho letto negli anni successivi e più che lo leggevo, forse, mi rendevo conto di quanto fossi veramente legato, a tutti coloro che avevo ricordato....senza forse. Il primo libro poi, non si scorda mai, un po' come il primo amore.
Scrivere episodi accaduti molti anni fa, mi ha scaraventato indietro nel mio passato più remoto e mentre scrivevo, forse mossi da un incredibile quanto misteriosa forza, ogni ricordo affiorava prepotentemente accavallandosi l'uno sull'altro cercando di guadagnare l'uscita, come se avessero avuto paura di ritornare nella profondità della mia mente...impossibile!!!

Questi episodi, realmente accaduti, sono stati narrati con la naturalezza di come li ho vissuti. Il periodo della gioventù, in simbiosi perfetta alle amicizie più profonde, sottolineano una delle stagioni più belle della mia vita e dei legami affettivi che ho avuto il privilegio di avere.

Attraverso le pagine del libro si respira un sentimento, importante, difficile da coltivare, unico: l'Amicizia.

 


Maggio 2014, così si presentava lo stand al salone internazionale del libro di Torino. Un evento incredibile, unico, pieno di emozioni, ricco di soddisfazioni. Esserci da spettatore è già qualcosa, ma da protagonista è tutta un'altra storia! Muoversi all'interno delle immense sale, girovagare negli anfratti più reconditi delle pieghe di un'organizzazione meticolosa, scovare angoli editoriali sconosciuti e alcuni fin troppo noti, hanno il potere di lasciarti senza fiato, come tirare un'apnea fino al limite della sopportazione polmonare. Confrontarsi con altri tuoi pari, ascoltare le loro impressioni è come crescere, apprendendo quello che ancora ignori. 
Di fiere nel settore del mio lavoro, l'idraulica, ne ho fatte moltissime e, avvezzo e certo delle mie conoscenze fieristiche, mi buttai a capofitto in quell'avventura, Pensavo che fosse uguale ma sbagliavo enormemente!!!
Spiegare le energie alternative è una bazzecola, districarmi tra caldaie all'avanguardia è facile come bere un bicchiere d'acqua. Spiegare a una platea di molte persone perché conviene la geotermia è il mio pane quotidiano.
Ma spiegare  come è nato Natalino, perché è nato Natalino, "perché non si muove" e altre "innocue" domande disarmanti pronunciate da un gruppo di scalmanati....è devastante! 
"Ma chi me là fatto fà!" pensavo, mentre ascoltavo le loro domande. "Aiuto Gian Luca, qui mi fanno nero!" invocando l'amico editore di darmi manforte. Non ricordo più quanti litri di sudore e ansia ho buttato fuori ma più i minuti passavano all'interno di quella sala e più rispondevo timidamente e via via sempre più spavaldamente, prendendo coscienza, da padre, che niente di più bello e incredibilmente appagante, erano gli sguardi e le espressioni di quelle piccole e pure creature che attendevano da me una certezza.  Non dovevo trovare scuse, non dovevo inventare false verità, dovevo semplicemente dirla......la verità! Sono peggio dei cani da tartufo, peggio di una moglie che annusa i tuoi abiti quando rientri da una cena con gli amici: loro CONOSCONO la verità e se non la canti giusta, sei fritto! E con molta cautela e mille attenzioni di linguaggio, raccontai la verità di come è nato il mitico Natalino e del perché non si muoveva, e perché lo chiamai Natalino, e ancora...e ancora....e ancora.......
Fino alla fine come un leone mi battei ma esausto, spossato e distrutto, sentii il mio cuore leggero come una nuvola, felice di aver risposto alle loro domande, soddisfatto di aver trascorso due ore intense in balia del pubblico più agguerrito che esista: i bambini!!!