L'isola che non c'è

Arrivare nel suo angolo sperduto di mondo, non è stata cosa facile.

Il viaggio estenuante e a tratti turbolento, lo ha provato nel fisico

debilitato dalla lunga malattia. Appena un giorno è trascorso da quando,

sceso dall’aereo, ha ricominciato a respirare l’aria calda e salubre della sua

 isola. Tornare nella piccola abitazione acquistata qualche anno prima , lo ha

 fatto stare meglio, di colpo, come bere una sorsata di elisir di lunga vita.

Familiari, amici e colleghi, lo avevano quasi implorato di staccarsi dalla

spasmodica voglia, sempre crescente, di rifarsi una vita e una nuova casa in

un'altra città, in un'altra regione, meglio in un altro stato. Ma, come

sempre, senza ascoltare nessuna fonte autorevole, nessun consiglio, si

convince definitivamente nel fare quel pazzo investimento. Se ne

sta lì, in piedi, fermo immobile sulla veranda della sua piccola

abitazione, ammirando lo splendido panorama che lui definisce come una

delle meraviglie del mondo. Fin da piccolo ha subìto gli effetti di un’asma

particolarmente violenta , privandolo quasi di ogni rapporto sociale con i

 suoi coetanei. Fare qualsiasi tipo di sport era impossibile, partecipare ai

giochi infantili con i compagni dove una semplice corsa a nascondino lo

 avrebbe portato direttamente in ospedale, era praticamente impossibile,

 deleteria, relegandolo ad attività sedentarie, come il pianoforte. La

 passione gli era nata ascoltando quotidianamente la vicina di casa di allora,

 una bella signora quarantenne, che nei momenti di pausa dai lavori

 domestici, assiduamente accarezzava quei tasti bicolore con soave

 maestria, librando nell’aria fragranti note di eccellente musica. Nel suo

 nuovo angolo di paradiso, al centro della grande e unica stanza che funge

 da cucina e sala, oltre alla camera da letto e un piccolo bagno, molte ore

al giorno si siede davanti a quel pianoforte che la sua vicina gli ga regalato

quando seguì il marito nella sua nuova occupazione di marinaio

marittimo. Le note sono le stesse e la musica soave come quella della bella

signora, adesso svolazzano  nell’aria isolana accarezzando lieve i sensi dei

vicini. Fa vita sociale, si intrattiene con donne e uomini

indifferentemente, perfetti sconosciuti con i quali, nei locali serali, parla

del più e del meno con una spavalderia che ha dell’ incredibile

A poco a poco l’asma pare cessare senza un’ apparente

soluzione medica conosciuta ma come se una strega benigna gli avesse

 regalato una pozione magica alla quale giornalmente sottrae avide sorsate

di piacere.  Sulla sua isola, corre lungo la spiaggia, al mattino e alla sera,  

spesso in compagnia di alcune ragazze conosciute in uno dei locali serali.

Corre talmente libero da non sentire la fatica nonostante madre natura gli

abbia fatto conoscere il mondo molte primavere fa. Non pensa mai alla sua

vita precedente, non si sofferma a immaginare come sarebbe adesso se

fosse ancora nella sua vecchia casa di periferia, piena di smog e cose inutili,

nel suo triste paesello dove le sere d’estate non circolano neanche le

zanzare da quanto non esiste nessuna attrazione sociale. Ogni giorno è un

momento da vivere con tutta la passione e il coraggio che, finalmente,

riesce a trovare nella sua ritrovata voglia di vivere. In quest’isola fantastica,

non si preoccupa di fare brutte figure o di sbagliare una frase quando

chiede un’informazione. Semplicemente parla e canta. Nelle fresche sere

quando la sua dimora è piena di amici e gente sconosciuta, la sua

voce melodiosa esce dalle pareti della sala e accompagnate da

fragranti suoni, riesce ad arrivare lontano, sospinto da quel vento di novità

che aspettava da tempo memorabile.  A volte pensa che la sua musica

possa arrivare perfino alle orecchie dei suoi vecchi amici, seduti nell’unico

locale del suo vecchio paesello, attraversando il mondo con il semplice

soffio di quel caldo vento. Se lo vedessero adesso i suoi familiari,

stenterebbero nel riconoscerlo,  nel credere che quel ragazzo timido e

asmatico, possa comportarsi nella nuova veste di uomo libero. Perfino i

colleghi sosterrebbero la tesi dell’incredulità, ma lui, ora, è felice, sereno

come non mai, pieno di cose da fare, ogni giorno sempre di più come un

fiume in piena che raccoglie di tutto sul suo cammino. Raccoglie ogni

proposta che i nuovi amici gli offrono quotidianamente e non pensa se è

giusto o sbagliato, utile o inutile; le  fa e basta, semplicemente perché ha

voglia di farle. E sorride. Sorride, con un ghigno beffardo, pieno di amarezza

e di rimpianti, chiudendosi in una smorfia di dolore  seduto su quella

poltrona, la stessa che usa tutti i giorni. Ritorna quel senso di oppressione che lo assale ogni volta al cospetto di chiunque gli chieda anche una

semplice indicazione stradale e lo infila in quel  tunnel di panico talmente

denso, da poterlo  tagliare con un coltello, dal quale ne usciva quasi sempre

a fatica andando a rifugiarsi nelle accoglienti mura domestiche. 

 Ormai le primavere trascorse sono aumentate e si fanno sentire con tutto il

suo gravoso peso sopra un fisico provato dalla lunga malattia. Oggi non si

muove quasi più, non esce quasi mai se non per andare e tornare dal

lavoro, anch’esso prossimo alla fine. Il rifugio nel quale si ostina a

difendersi, lo ha reso schiavo dei suoi stessi  pensieri, delle sue stesse

mosse, dei suoi stessi sogni. Le ragazze gioviali e accondiscendenti della sua

isola, si sono vanificate nel tempo nebuloso delle sue incertezze e la

spavalderia che lo rendeva libero, lo inchioda a quella poltrona logora nella

sua casa del paesello di periferia, dove smog e inutilità, hanno il

 

sopravvento sugli uomini.   

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